design

dalla funzione all’emozione

Le forme e le funzioni del vetro ci riportano a un design dove i concetti astratti, le  forme geometriche, i segni grafici si materializzano nelle forme effimere delle trasparenze di questo materiale. Nella progettualità della materia vitrea l’oggetto prende forma e il funzionalismo in questo caso si misura con fragili forme emozionanti.  L’opera artistica é il risultato dell’intero procedimento di realizzazione, di cui la progettazione del designer é solo il primo passaggio. Si tratta di lavori d’abilità e di magia, il cui valore non è determinato dai soli meriti formali, ma viene esaltato in massima parte dalla fragilità che ci emoziona. Le opere paiono scaturire dal puro istinto creativo e da mani sapienti, ove non esiste confine tra arte e artigianato.

Il design del Novecento con questa sostanza amorfa, rigida, trasparente, omogenea  si materializza col felice  contatto tra  materia,  fuoco,  mani,  fiato, ad opera di artisti di grande sensibilità e di artigiani con elevate capacità e conoscenze accumulate in anni di duro tirocinio di bottega.

Non si avvertono nel primo decennio dello scorso secolo particolari novità legate al prodotto vetro in Italia. La produzione delle nostre fornaci rimane assai legata  al patrimonio del passato, c’è una certa insensibilità alle sollecitazioni dell’Art Nouveau, che aveva assunto nella produzione del vetro francese e statunitense un peso rilevante attraverso opere di Emile Gallè, Renè Lalique, i fratelli Daum, L.C. Tiffany.

Nomi prestigiosi come Ercole Barovier , Toso Borella  e altri comporranno negli anni successivi il gruppo di innovatori di una manifattura artistica che conterà sempre più addetti.

Gli anni Venti sono ricchi di novità e di cambiamenti e anche a Murano i vecchi modelli sono abbandonati per uno stile più moderno, in sintonia con quei criteri di funzionalità ed essenzialità riferiti agli interni e ai loro arredi. Un ruolo guida fondamentale è assunto da una nuova fornace, la Cappellin Venini e C.

Verso la fine degli anni Trenta le fornaci Venini conosceranno sotto la direzione dell’arch. Carlo Scarpa un deciso salto di qualità con nuove sperimentazioni con novità tecnologiche nella produzione vetraria artistica che a tutt’oggi sono patrimonio indiscusso delle abilità muranesi. Nel post bellico le formaci veneziane riprendono vigore e nuova energia seguendo  la corrente del razionalismo e funzionalismo per cui un oggetto che non funziona non può essere considerato bello,  la forma deve corrispondere ad una funzione ad una utilità, altrimenti si parla di mera scultura di provocazione, ma non di puro design.

Negli anni Cinquanta viene istituito a Venezia il Centro Studi “Pittori d’arte del vetro” (la fucina degli angeli) con lo scopo di avvicinare al vetro e alla sua arte i più famosi artisti italiani ed internazionali. Questa iniziativa voluta dal maestro vetrario Egidio Costantini avvicinerà celebrità come Marc Chagall, Le Corbusier, Kokoschka, Picasso, Guidi, Severini e altri artisti che contribuiranno a far conoscere nuove tendenze.

Negli anni successivi visitano le fornaci muranesi artisti e designer noti in tutto il mondo: Tobia Scarpa, Tapio Wirkkala, Ettore Sottsass,  Alessandro Mendini,  Lino Tagliapietra , Ugo Nespolo, Gae Aulenti. L’interesse e l’amore per il bello e l’apprezzamento della creatività raggiungibile  col nobile e affascinante vetro toccherà la sua massima espressione.

L’emozione è l’elemento principale di quel miracolo che da lì in poi si otterrà col vetro.

Gli oggetti hanno un fascino del tutto caratteristico in virtù di una serie infinita di elementi che ne rendono magica l’esistenza di emozioni, che non si fermano alla forma e al colore, ma che superano la percettività sensoriale per approdare ai confini del coinvolgimento emotivo. Leggere di Murano, della  storia degli uomini e dei fatti che ne hanno reso eterno il nome è come avventurarsi nella lettura di un romanzo infinito e fantastico, fatto non per essere divorato con gli occhi, ma assaggiato con lo spirito; per gustare ogni saporita emozione con la capacità di un uomo che vede dentro un’ amalgama incandescente qualche cosa con un’anima. Il Novecento lavora espressamente, forse in modo più  spinto rispetto ad altre epoche, anche nel gioco sull’arte per l’arte, in uno stile spesso dissacratorio, ironico e sperimentale.

 

B.B.