soffiatura

Il vetro è un liquido. Reso solido dal raffreddamento,  presenta una straordinaria trasparenza e una preziosa fragilità. È un buon isolante e resiste agli agenti chimici, caratteristiche singolari, e come se non bastasse, si presta ad essere lavorato in una miriade di forme e colori. Una materia seducente cui l’uomo ha spesso attribuito poteri magici e prodigiosi.

La scoperta del vetro, secondo la leggenda narrata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia del 77 d.C., pare sia dovuta ad alcuni mercanti fenici che, tornando dall’Egitto con un grosso carico di natrum (salnitro o carbonato di soda), fecero tappa sulle rive del fiume Belo. Per cucinare, appoggiarono i recipienti ad alcuni blocchi di salnitro e accesero il fuoco che bruciò tutta la notte. Al mattino, i mercanti videro con stupore che al posto della sabbia del fiume e del carbonato di soda si era formata una sconosciuta materia, lucente e trasparente.

Se i reperti archeologici rivelano che il vetro compare in Medio Oriente già tra il 3500 e il 3000 a.C. smentendo la tradizione riferita da Plinio, la leggenda contiene pur sempre delle verità sulla composizione del vetro.

Infatti il vetro nasce dalla silice delle sabbie dolci combinata con la calce; la fusione è favorita dalla soda alcalina, anticamente ricavata dalle ceneri.

La sabbia del Belo, in Fenicia, poi, era molto adatta per la fabbricazione del vetro. Inoltre, quasi sicuramente, sono stati i mercanti e navigatori Fenici a diffondere gli oggetti e le tecniche del vetro in tutto il bacino del Mediterraneo.

Il vetro fuso ha una identità propria, i maestri vetrai soffiatori hanno cercato nel tempo di “piegarlo” al proprio volere, per riuscire ad ottenere le forme desiderate  sempre con notevole difficoltà e impegno di ricerca, perché il vetro ha un’anima propria, e mentre si è lì che ci si affanna per cercare di domarlo, ti osserva, quasi divertito. Gioca con chi, madido di sudore, tenta di modellarlo, ne osserva i gesti, gli sforzi, le intenzioni. Finché, appagato, si lascia plasmare in forme artistiche che manterranno la rigidezza dei corpi solidi e la trasparenza dei liquidi ma, l’ultima parola, spetta solo al vetro, perché se decide di non lasciarsi vincere, il Maestro non può nulla, e l’opera non riuscirà bene così com’era nelle intenzioni.

La lavorazione del vetro soffiato, benché si sia affinata nel corso degli anni soprattutto per quanto riguarda le miscele utilizzate per ottenere diverse caratteristiche di resistenza , trasparenza, luminosità, è rimasta in realtà molto simile alla lavorazione che se ne faceva un tempo, e se ci rechiamo sull’isola di Murano presso una qualsiasi vetreria non sarà difficile poter assistere in diretta alla lavorazione di qualche magnifico oggetto.
Viene ancora utilizzata la canna da soffio e la bellezza dell’oggetto finito dipende principalmente dal design della forma, ma principalmente dalla  bravura e dalla capacità  artistica  del Maestro soffiatore.  Ci troviamo infatti di fronte a dei veri e propri artisti e ogni oggetto prodotto é unico e inimitabile, uno stesso soggetto non può mai essere replicato in maniera identica.
Nella fornace é posto il crogiolo che contiene il vetro fuso, da cui il Maestro tramite la canna da soffio preleva la quantità di vetro incandescente che gli serve, questo materiale ha la forma di una grande goccia e prende il nome di Bolo.
A questo punto il Maestro muove velocemente la canna mentre vi soffia all’interno (tecnica denominata “a braccio volante”),  si aiuta con pinze e forbici. Se durante la lavorazione la pasta di vetro si raffredda e quindi indurisce l’oggetto può essere moderatamente riscaldato di nuovo per poter continuare ad essere modellato.
E’ un procedimento affascinante che merita di essere ammirato almeno una volta nella vita perché è come trovarsi davanti alla creazione di una piccola opera d’arte di perfezione, fascino e originalità.

Un cammino artigianale durato secoli, con tutti i condizionamenti socioculturali che ne derivano. Ma anche risultato di esperienze, interpretazioni e modi diversi d’intendere una stessa materia con la quale laboratori dei maestri soffiatori  e designers hanno consentito   all’arte del vetro di continuare a vivere e di progredire in forme sempre nuove.

Oggi, quando un Maestro vetraio soffiatore termina la sua attività, è difficile sostituirlo e questo significa che si sta perdendo la produzione di oggetti con caratteristiche tecniche particolari, andando sempre più verso una produzione di articoli  “normali”, facilmente  copiabili,  riproducibili,  di cattivo gusto,  in una parola non Made in Italy. Se non avverrà un cambiamento investendo maggiormente nella “formazione”  con incentivazione seria di queste realtà scolastiche di nicchia, l’attività vetraria subirà un inevitabile declino e così il nostro esclusivo Made in Italy.

B.B.