tubo al neon

breve storia tecnica
Il neon è una forma di luce affascinante , che fin dalla nascita ha catturato l’attenzione di pubblicitari, commercianti, artisti.
Mezzo espressivo in grado di catalizzare lo sguardo di chi osserva, per scopo, funzione, espressione, connubio di chimica e tecnologia, nel tempo si é liberato dalla sua funzione primaria di insegna commerciale assumendo sempre più l’identità di opera d’arte.
E’ costituito prevalentemente da un tubolare in vetro plasmabile con il fuoco (fiamma a gas+ossigeno), le mani, il fiato dell’operatore (artigiano-artista) dai colori pregnanti, a volte effimeri si rivelano attraverso una miscela di gas nobili quali Argon e Neon attraversata da un passaggio di corrente a basso amperaggio, ma altissima tensione. Da un paio di decenni a questa parte il neon si appropria di nuova identità chiamata Light Art. Caratterizzato da una singolare potenza espressiva , una luce capace di inventarsi in uno spazio antagonista del giorno: la sua identità nasce al tramonto per morire alle prime luci del giorno.
Mezzo di comunicazione da prima legato alla mera parola scritta, residuo di vita quotidiana, si trasforma nel suo percorso temporale in geometrie, tratti segnici, e colori che si espandono e coinvolgono lo spettatore. Una vera e propria conquista di colori.
La luce con il tubo al neon diventa “materia plasmabile” che supera la semplice illuminazione, “far luce, illuminare”, diventando uno strumento di comunicazione fortissimo in diretta comunicazione col mondo delle sensazioni e delle emozioni. Il colore luce che può rievocare sapori, suoni, odori le così dette sinestesie.
Con i Futuristi l’attenzione della luce come fenomeno naturale si sposta su quell’evento che stava alla base della modernità: “la luce elettrica” i Futuristi infatti esaltano : “il brillante fervore notturno dei cantieri incendiati da violente lune elettriche”.
Il movimento Futurista ha privilegiato nel primo ventennio del Novecento la rappresentazione della luce, Giacomo Balla, ma non solo, ne è testimone con numerose opere pittoriche. La luce artificiale cominciò ad affacciarsi come illuminazione pubblica nell’Ottocento con sorgenti luminose perlopiù pubbliche a Gas-Luce (lampioni). Successivamente nella seconda metà dell’Ottocento il fisico tedesco E. Geissler ottenne un effetto luminoso facendo attraversare un tubo in vetro contenente gas rarefatto da una corrente ad alta tensione per mezzo di due elettrodi posti alla estremità del tubo stesso. La ricerca proseguì negli anni a seguire con svariati esperimenti da parte di altri ricercatori che affinarono la tecnica .
Qualche anno dopo intorno al 1910 al n° 14 di Boulevard Montmartre a Parigi, un piccolo negozio di barbiere presentava sopra il suo ingresso una insegna luminosa che lo pubblicizzava e che incuriosiva e attraeva i passanti lungo la via.
Nei decenni successivi nel mondo si sarebbero moltiplicate a dismisura. Il tubo fluorescente entrava a far parte del quotidiano. Il tubo al neon è molto maneggevole e duttile per la preparazione prestandosi a svariate fantasie creative ed è facilmente realizzabile.
Nella tavola periodica degli elementi di Mendeleev, in alto a destra, vi è la famiglia dei “gas rari” un tempo detti “Gas nobili”; inodori, incolori in condizioni standard, questi gas in particolare il Neon (Ne) e l’Argon (Ar) una volta sotto pressione, all’interno di un tubolare in vetro di ridotte dimensioni, e attraversati da un campo elettrico trasmesso tramite due elettrodi (catodo, anodo) saldati alle estremità del tubo di vetro producono luce colorata. Il neon trasmette il colore rosso l’argon il blu.
Al fine di favorire il passaggio della scarica elettrica attraverso la miscela di gas che innescherà la luce, si introduce nella miscela una quantità molto ridotta di vapori di mercurio.
“ E luce fu”…

B.B.